

Sono sostanzialmente tre le motivazioni che hanno indotto i Promotori a costituire nel capoluogo della Marca l’Accademia Trevigiana per il Territorio.
1. Anzitutto dare senso e seguito alle positive esperienze espresse dalla
Pubblica Accademia Agraria Trevigiana, istituita dalla Serenissima Repubblica
di Venezia nel lontano 1768, di cui il nuovo Organismo intende, con gli opportuni
adeguamenti, raccogliere l’eredità e, in una sorta di continuità
ideale, rappresentare la naturale evoluzione.
La nota storica del Prof. Renucci più sotto riportata
varrà meglio di ogni altra considerazione a spiegare gli intendimenti
dei Soci, mentre ulteriori riflessioni cercheranno di motivare i perché
dell’Accademia a Treviso.
2. Valorizzare e imprimere nuovo impulso alle attività di ricerca, scientifico-didattiche e socio-culturali più sotto elencate che, a partire dal 1986, grazie alla collaborazione di numerosi studiosi di diverse Università italiane e straniere, al sostegno finanziario delle Amministrazioni Comunale e Provinciale e all’opera assidua di una quindicina di volontari hanno potuto via via svilupparsi presso gli Orti Botanici Conservativi e il Giardino Fenologico della città di Treviso.
3. Costituire un’aggregazione di elevato profilo scientifico che si propone di affrontare i problemi del territorio in modo sistemico e multidisciplinare come si conviene con riferimento ad un sistema complesso, il Territorio appunto, nel quale le componenti ambientali, paesaggistiche e antropiche, interagendo tra loro senza soluzione di continuità, ne determinano gli equilibri e l’evoluzione nel tempo.

Porta la data del 12 settembre 1768 la lettera che il doge
Alvise Mocenigo diresse al podestà di Treviso con la quale sollecitava
l’istituzione di una Accademia Agraria e che fu seguita il 10 dicembre
successivo dall’invito ufficiale del Senato Veneto alle Società
culturali della Terraferma di trasformarsi in tal senso sull’esempio
di quella di Udine sorta nel 1762. Aderirono all’invito del Senato Veneto
nel territorio trevigiano Treviso, Conegliano ed Oderzo le cui attività
poi furono attive fino alla caduta della Repubblica nel 1797.
Conosciuta la necessità di dare l’avvio ad una rinascita economico
finanziaria per risollevare l’agricoltura ed incrementare per quanto possibile
specialmente la specie bovina e l’allevamento degli ovini, Venezia non
trovò partita migliore della istituzione delle Accademie Agrarie e ciò
nelle tracce abilmente sperimentate da tante altre estere nazioni.
Per promuovere le utili scoperte e maggiormente estendere studi ed esperienze,
nonché assicurare anche la sua sussistenza, era d’uopo che, accolta
nelle sovrana protezione, venisse pure dotata di un anno di emolumento, nell’utilissima
sua destinazione. Il Senato Veneto dunque, aderendo alle suddite richieste,
con suo decreto 24 febbraio 1789 stabilì per l’Accademia Agraria
di Treviso un annuo assegno di 150 ducati valuta camera. L’attività
di questa Accademia, insieme con altre due di Conegliano e Oderzo fu feconda,
con scambio di soci nei dibattiti e nelle relazioni.
A Conegliano tra gli altri si segnalarono il conte Vinciguerra VIII di Collalto,
Francesco M. Malvolti e il conte Pietro Caronelli fondatore dell’Accademia,
così come ad Oderzo lo fu il conte Ascanio Amalteo nel 1795, decorato
del diploma di georgofilo di Firenze. Uomini altrettanto illustri sulla campestre
economia onorarono l’Accademia Agraria di Treviso come Domenico Zambenedetti,
Marco Fassadoni, Vittore Gera, Marcantonio Rizzi, Angelo N. Talier ed altri
molti.
Che l’opera dell’Accademia Agraria di Treviso sia stata di grande
utilità lo rileviamo lo stesso anno della caduta di Venezia dal rapporto
steso dal Comitato alle finanze, arti, commercio, acque ed agricoltura di Treviso.
Sotto la data del 9 nevoso dell’anno primo della libertà italiana,
il 29 dicembre del 1797, incaricato di “promuovere ed incoraggiare con
ogni mezzo possibile le arti tutte e principalmente l’agricoltura che
ne è la madre e la nutrice”, il Comitato così decise:
“Tutte le istituzioni che tendono alla pubblica felicità e vantaggio
hanno un immediato diritto di stima, ed alla preferenza di chi presiede. Esse
formano l’ornamento d’una città, la misura delle sue risorse,
il genio degli abitanti, e l’elogio più onorevole della medesima.
Tra le più utili e commendevoli va senza dubbio collocata l’Agricoltura.
Essa mette tra le mani della Nazione ricchezze vere e durevoli, alla quali sola
può dare un corso pacifico e continuato. Se però tra i pesantissimi
oggetti che nelle attuali vicende interessarono questa provvida Municipalità,
non si è ancora pensato a riconfermare e ristabilire solidamente l’Accademia
Agraria, che direttamente la riguarda, crede questo Comitato di dover per brevi
istanti chiamarla a versare su questo importante istituto, che nuovamente organizzato
sopra un piede stabile e fisso, potrà coi suoi lumi e benemerite ricerche
promuovere la nazionale industria ed acquistarsi un diritto alla pubblica riconoscenza
ed estimazione in vista però tutto l’esposto propone il seguente
decreto: La Municipalità Provvisoria decreta che in vista di quanto il
Comitato Finanze ha col suo rapporto informata questa Municipalità sia
ristabilita l’Accademia Agraria”.
Ispiratore di questa determinazione si presume sia stato l’abate Angelo
N. Telier, arciprete di Campo di Pietra, già socio e censore della
stessa Accademia, membro del Governo Municipale, acceso sostenitore dei francesi
e noto per il discorso tenuto in piazza San Marco a Venezia, il 7 giugno del
1797, quando fu alzato l’albero della libertà. Purtroppo i successivi
avvenimenti frustrarono le sagge proposte del Comitato e il passaggio degli
eserciti stranieri, gli immancabili guasti, i saccheggi, le imposizioni di
guerra, le requisizioni di grano, vino, foraggi, bestiame da parte dei francesi
e degli austriaci, immiserirono le popolazioni, paralizzarono per molti anni
i commerci, determinarono la chiusura definitiva della benemerita Accademia
Agraria non più attiva dal 1797 e con essa, anzi prima erano state
sciolte le altre di Conegliano e di Oderzo.
Gli studi dei singoli accademici che testimoniano il fervore e le iniziative
prestate negli ultimi anni di vita della Repubblica di Venezia sono in parte
pubblicati nel Giornale di Milocco, nel Nuovo Giornale d’Italia e nel
Nuovo Giornale del Perlini ma molti risultano perduti. Nel corso di dieci
anni dalla cessazione delle Accademie Agrarie, la provincia trevigiana non
ebbe più alcuna istituzione culturale.
Il 3 febbraio 1807, un anno dopo la fine della prima dominazione austriaca
andata dal 2 gennaio 1798 al 25 dicembre 1805 con la breve parentesi di tre
mesi nel 1801 al tempo della Cisalpina dal 16 gennaio al 13 aprile, usciva
il Monitor di Treviso, settimanale di grande interesse locale seguito poi
dal Giornale del Dipartimento del Tagliamento, a seguito del decreto 27 novembre
1811 il cui programma, oltre agli Atti ufficiali di Governo, si proponeva
di divulgare le nuove scoperte utili alle scienze ed alle arti, in particolar
modo relative all’agricoltura, alla pastorizia, sotto la direzione dell’arciprete
di Postioma Giuseppe Monico, letterato ed erudito. Un foglio che segnò
un’epoca di rinascita culturale, un foglio di grande diffusione. Quanto
ad associazioni culturali nel 1807 sorse il Gabinetto di Lettura che tre anni
dopo si fuse con la Filodrammatica ma col 1811, il 6 dicembre, il Gabinetto
di Lettura fu trasformato in Ateneo di Treviso.
In seguito al decreto 25 dicembre 1810, articolo 17, dietro invito della Prefettura
(Ordinanza prefettizia n.2688 del 20 febbraio) comunicata dal podestà
di Treviso al Gabinetto letterario con lettera n.639 stesso giorno, il segretario
perpetuo di questa associazione Gaspare Ghirlanda iniziò la pratica
per erigerla in Ateneo, cioè in una società di uomini dotti
della provincia divenuta, con modifica dei confini, Dipartimento del Tagliamento
e a questo appartenenti per origine o per domicilio. Non pare che dalla sua
fondazione e per gli anni relativi al dominio austriaco iniziato il 2 novembre
1831, l’Ateneo di Treviso sia vissuto col contributo dello Stato.
In una minuta di lettera senza data ma probabilmente del 1820, indirizzata dal
presidente in carica dell’Ateneo all’Imperiale Regia Commissione
Liquidatrice del Debito Pubblico con sede in Milano, si chiede il ripristino
dell’assegno annuo cessato con la caduta della Repubblica di Venezia e
dunque quando ancora non esisteva l’Ateneo, come dire che l’istituzione
si riconosceva discendere direttamente dall’Accademia Agraria. In tutti
quegli anni a detta del presidente dell’Ateneo di Treviso, il Corpo accademico
si era mantenuto in attività “sicuro che una volta o l’altra
sarebbe stato provveduto alla mancatagli dotazione.” A conclusione della
lettera si legge: “Il presidente dell’Ateneo di Treviso quale rappresentante
della concentrata Accademia Agraria, risultando creditore, dietro la fatta esposizione,
di Lire 13.800 italiane ammontare di anni 23 di emolumento dal 1798, a tutto
l’anno 1820, in ragione di Lire 614 annue inerendo al prescritto dalla
Sovrana Patente 27 agosto 1820, insinua questo credito onde riportare quegli
effetti che sono dalla Patente contemplati.”
Se ne deduce dunque che l’Ateneo di Treviso dal 1810, data di costituzione,
al 1820 era vissuto economicamente col solo contributo dei suoi soci, come dire
che il Regno Italico aveva sì promosso l’istituzione culturale,
l’aveva sì riconosciuta legalmente ma mai era intervenuto per sostenerla
economicamente né più né meno come si era sostenuto in
modo autonomo il Gabinetto Letterario con contributi mensili ammontanti ad un
fiorino oltre a sei di buon ingresso.
L’Ateneo però, tranne poche lezioni accademiche di argomento agrario,
aveva avviato la propria attività su argomenti di più ampia e
varia informazione culturale e non esclusivamente di agricoltura.
Il Governo del Regno Italico è vero che tentò di risollevare le
sorti dell’agricoltura cercando di dare impulso agli studi cessati dopo
la chiusura delle Accademie Agrarie, che con l’apertura del Liceo Dipartimentale
istituì una cattedra di agricoltura e botanica affidata all’abate
Pietro Molin di San Vito al Tagliamento, che diede corso a questa importante
disciplina di studio, che realizzò nel 1810 un orto botanico grazie all’abate
Nicolò Giani succeduto al Molin e che promosse l’istruzione agraria
ai contadini incaricando i parroci a tenere le lezioni.
E’ anche vero che il Governo emanò norme e istruzioni valide
per le leggi sanitarie, le epizoozie, gli scoli e la bonifiche, l’avocazione
al Demanio dei beni immobili delle soppresse Corporazioni Religiose, lo svegro
dei boschi nelle località montane e tante altre disposizioni, ma l’Ateneo
di Treviso non seguì se non in minima parte quanto la cessata Accademia
Agraria aveva affrontato nel campo dell’attività agricola in
netto anticipo sugli altri paesi del territorio veneto e cioè l’istruzione
agraria il loco ai contadini. Questo lodevole e provvidenziale insegnamento
era stato avviato, sotto la Repubblica di Venezia, con notevole intuito dal
socio dell’Accademia Agraria Melchiorre Spada, arciprete a Fossalunga
di Vedelago che primo tenne le sue lezioni in chiesa ai suoi parrocchiani
dopo le funzioni religiose per cui la soppressione dell’Accademia fu
un grave danno perché non permise, se non in pochi limitati casi ai
contadini ed ai titolari di terreni di promuovere miglioramenti sostanziali
nei loro poderi, rinnovare abitazioni e stalle malsane e abbandonare metodi
di coltura superati.
E’ certo che ai nostri giorni l’istituzione di una Accademia Agraria,
diretta continuatrice dell’antica e con le stesse ambizioni di rinnovamento
e aggiornamento, esclusivamente orientata ai problemi agricoli locali, troverebbe
vantaggi considerevoli ed approvazioni generali del settore perché alimenterebbe
il fervore di iniziative che l’Ateneo di Treviso mai ha dato pienamente
e non potrebbe francamente dare.
15 agosto 2001 Giorgio Renucci