
Secondo la definizione di Lieth (1970; in Lieth, 1974) la Fenologia
è l’ arte di osservare le fasi del ciclo vitale di piante
e animali nella loro decorrenza temporale durante l’anno.
Dal momento che, nel nostro caso, le osservazioni sono rivolte esclusivamente
a vegetali è più corretto l’impiego del termine “fitofenologia”.
Al primo Gennaio 2008 all’interno del Giardino Fitofenologico trovano posto le seguenti piante: (clicca qui per vedere la mappa):
| Salix acutifolia Willd. | n° 3 esemplari (Posizione 1,4) |
| Cornus mas L. | n° 2 esemplari (Posizione 5,7) |
| Salix smithiana Willd. | n° 3 esemplari (Posizione 10,11,12) |
| Sambucus nigra L. | n° 4 esemplari (Posizione 13,14,15,16) |
| Salix viminalis L. | n° 0 esemplari (Posizione 17,18,19,20) |
| Ligustrum vulgare L. | n° 4 esemplari (Posizione 21,22,23,24) |
| Cornus sanguinea L. | n° 4 esemplari (Posizione 25,26,27,28) |
| Robinia pseudoacacia L. | n° 0 esemplari (Posizione 29,30,31,32) |
Gli esemplari di Cornus mas L., Salix smithiana Willd., Sambucus nigra L., Salix viminalis L. e Ligustrum vulgare L. sono stati messi a dimora nell’Aprile del 1999, mentre quelli di Cornus sanguinea L. nel Dicembre 2001 e di Robinia pseudoacacia L. nel Febbraio 2002.
Per ogni specie sono stati inizialmente piantati quattro individui (per garantirne
la sopravvivenza di almeno due), tutti cloni di una stessa pianta madre. L’impiego
di cloni (organismi con lo stesso patrimonio genetico) permette di escludere,
nella valutazione della modalità di sviluppo delle piante appartenenti
alla stessa specie, una variabile: la diversità genetica.
Nel corso degli anni alcuni esemplari sono morti. In particolare, i quattro esemplari di Salix viminalis L. e di Robinia Pseudoacacia L., non hanno superato l’estate 2003 a causa del persistente periodo di aridità che ha caratterizzato l’anno, mentre l’esemplare di Salix acutifolia Willd. in posizione 3 è morto ad inizio 2008.
Le osservazioni fitofenologiche all’interno del Giardino Fenologico “A. Marcello” sono state condotte settimanalmente nel corso degli anni 2002 – 2008 , senza interruzione.

Per la raccolta dei dati si utilizza una scheda fenologica in cui l’intero ciclo di sviluppo della pianta viene suddiviso in 14 fenofasi vegetative (dalla comparsa delle gemme fogliari allo sviluppo, decolorazione, disseccamento e caduta delle foglie) e 12 fenofasi riproduttive (dalla comparsa dei boccioli/amenti allo sviluppo dei fiori/amenti e dei frutti, fino a degenerazione).
Per ogni singola pianta presente nel Giardino si utilizza una scheda, nella quale, una volta alla settimana, vengono indicate le fenofasi osservate sulla pianta stessa. In un secondo momento, dalle singole schede si ricavano delle schede di riepilogo, in modo che dalle schede degli individui appartenenti alla stessa specie si ottenga un’unica scheda per specie, in grado di rappresentare il comportamento della specie nel corso dell’anno.
Sulla base delle schede di riepilogo, poi, si costruiscono delle tabelle relative alla settimana di comparsa delle varie fenofasi e alla durata (espressa in giorni) delle stesse.
I dati contenuti nelle tabelle, infine, vengono utilizzati per costruire (per ogni specie presente nel Giardino) i grafici della settimana di comparsa delle fenofasi e gli istogrammi della loro durata.
torna suDal momento che la fitofenologia ha tra le sue finalità principali quella di osservare gli effetti del clima sullo sviluppo delle piante e, dunque, di individuare eventuali relazioni tra le modalità di sviluppo delle piante e l’andamento dei principali parametri meteorologici, ai dati relativi alle osservazioni fitofenologiche vanno affiancati quelli meteorologici.
In particolare i parametri considerati sono:
I dati relativi a questi parametri (per gli anni 2002 – 2008) sono stati raccolti dalla centralina meteo installata all’interno del Giardino stesso, e gentilmente forniti dal Centro Meteorologico di Teolo (A.R.P.A.V.).
Dai valori medi decadali delle Temperature medie e dalla cumulata decadale
delle Precipitazioni si costruiscono i diagrammi ombrotermici (o pluviotermici):
sulle ascisse sono rappresentate le decadi dei mesi dell’anno, mentre
sui due assi delle ordinate vengono riportati i valori medi decadali delle
Temperature medie e la cumulata decadale delle Precipitazioni (in scala 1P
= 2T).
Questo tipo di grafico permette di evidenziare i periodi di disponibilità
idrica (P > 2T) e quelli di aridità (P < 2T; in questo caso la
curva delle precipitazioni interseca quella delle temperature: tra le due
curve si delimita un’area corrispondente al periodo di aridità).

In una seconda tipologia di grafico si utilizzano i valori medi delle temperature decadali massime e minime, mentre dal numero di giorni piovosi viene costruito un istogramma.
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Premesso che gli studi fenologici acquisiscono significato e valore solo se protratti per lungo tempo negli anni, si riportano di seguito alcune osservazioni conclusive riguardanti possibili relazioni tra eventuali anticipi e ritardi nella comparsa delle fenofasi delle specie osservate e l’andamento meteorologico registrato negli anni. Resta inteso che suddette osservazioni sono “conclusive” non in senso assoluto, ma solo ed esclusivamente come passo conseguente a quanto osservato in questi anni. Si è tentato cioè di dedurre delle indicazioni di carattere generale partendo dall’analisi dei comportamenti delle singole specie e dopo aver riscontrato comportamenti “simili” (relativamente ad anticipi e ritardi nelle fenofasi) tra le specie e/o negli anni come risposta ad andamenti “simili” nei parametri meteorologici considerati. 1. Le oscillazioni nella settimana di comparsa delle fenofasi sono più ampie per le fenofasi vegetative che per quelle riproduttive. In particolare, le divergenze maggiori riguardano le fenofasi da V07 a V13, ovvero le fasi relative alla degenerazione fogliare.
2. Le specie rispondono in modo diversificato e più o meno amplificato alle variazioni dell’andamento meteorologico. Sambucus nigra L., ad esempio, a differenza delle altre specie, non mostra mai ampie oscillazioni: il suo comportamento negli anni è molto omogeneo, ovvero la risposta, in termini di anticipo/ritardo nella comparsa delle fenofasi, ai mutamenti dell’andamento meteorologico è meno sensibile che nelle altre specie del Giardino Fenologico.
3. Un’elevata quantità di precipitazione nei primi mesi dell’anno e poi nel corso dell’estate, combinata con temperature mai particolarmente alte favorisce un primo sviluppo delle gemme e ritarda la degenerazione fogliare. Al contrario, temperature medie più basse e assenza di precipitazione nei primi mesi dell’anno determinano un ritardo nello sviluppo di gemme e foglie.
4. Un’estate caratterizzata da elevate temperature associate a scarsa precipitazione (siccità) determina un ritardo nello sviluppo delle foglie e un anticipo delle fasi relative alla degenerazione fogliare. Al contrario, un’estate con temperatura dai valori medio – bassi e senza sbalzi, unita a precipitazione costante (senza picchi positivi o negativi) genera ritardo nelle fenofasi della degenerazione fogliare.
5. Un’elevata quantità di precipitazione non uniformemente distribuita nel tempo produce ritardo nella comparsa delle fenofasi riproduttive e delle prime fasi di sviluppo fogliare. Anche una precipitazione caratterizzata dall’assenza di picchi (positivi o negativi) associata a valori medio – bassi di temperatura ha l’effetto di ritardare la comparsa delle fenofasi riproduttive.
6. Temperature elevate e scarsa precipitazione tendono ad anticipare lo sviluppo dei fiori ma ad ostacolare quello dei frutti. Al contrario, una grande disponibilità idrica favorisce lo sviluppo anticipato dei frutti.
7. Un periodo prolungato (4-5 mesi) ad inizio anno caratterizzato da temperature particolarmente elevate è il principale responsabile dell’avvio anticipato sia delle fenofasi riproduttive che vegetative in tutte le specie.
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