

L’Orto Botanico Conservativo “C. Spegazzini” (insigne botanico trevigiano del nostro secolo, famoso per essere uno dei primi ricercatori a studiare la flora dell’America Latina) si sviluppa su una superficie di circa 15000 mq ed ha carattere sperimentale. Si definisce conservativo l’orto che ha per scopo la conservazione delle specie autoctone (per autoctona si intende la specie che da moltissimo tempo si trova presente nella nostra zona), delle coltivazioni e degli ambienti locali, mentre l’aggettivo sperimentale è dovuto al fatto che le piante sono analizzate in tutte le fasi del loro sviluppo.
Le aree più importanti dell’orto conservativo sono:
Con la realizzazione della Siepe Planiziale si è inteso riprodurre, sia pure in un’area circoscritta, il bosco tipico della Pianura Padana prima dell’intervento dell’uomo. Le piante che la compongono sono esclusivamente autoctone.

Attualmente di questa tipologia di ambiente rimangono solo alcuni limitati residui e non sempre preservati secondo le caratteristiche originarie in quanto vi sono state introdotte, nel corso degli anni, specie alloctone di importazione. L’importanza di ricreare questo ambiente non è legata ad un interesse strettamente botanico, ma assume un particolare significato anche sotto il profilo faunistico. Infatti:
NOTE: 1. Nel passato, questo ambiente aveva anche un valore
economico, in quanto le piante ad alto fusto proteggevano le coltivazioni
dalle intemperie e costituivano un serbatoio energetico importantissimo per
il legname e i frutti prodotti.
2. Le piante della siepe planiziale, così come in tutto l’orto
conservativo, sono lasciate crescere spontaneamente.
Per riprodurre un ambiente più naturale possibile sono state disposte
“a macchia di leopardo” con la semplice attenzione ad evitare
che le piante ad alto fusto limitino la crescita di quelle a basso fusto ombreggiandole
E’ costituita da diverse specie autoctone, tutte appartenenti al genere “Prunus”.
Queste specie stanno rapidamente scomparendo perché non hanno sbocchi di mercato e quindi non producono reddito; sono caratterizzate dalla resistenza ai parassiti e sono molto sensibili alla luce, pertanto la loro nicchia ecologica, vale a dire il loro ruolo nell’ambiente, è la conquista del frontebosco (dove le piante a fusto più alto non possono far loro ombra)
In questo sito trova spazio un filare di viti e gelsi tra loro intercalati secondo criteri tradizionali.
Si tratta di una tipologia di coltivazione molto diffusa in Veneto fino a pochi decenni fa. I gelsi venivano utilizzati come pali di sostegno mentre le loro foglie costituivano l’alimento per l’allevamento dei bachi da seta (attività oggi scomparsa anche a seguito dell’utilizzo di pesticidi che impedisce la vita dei bachi).

E’ composta da due laghetti di diversa dimensione e profondità che hanno permesso lo sviluppo di una flora e di una fauna tipiche. Infatti:
- riproduce l’ambiente di confine tra alta e bassa pianura, zona ricca
di risorgive e di corsi d’acqua, ambiente tipico della nostra zona (quantomeno
prima che venisse in gran parte bonificata)
- ha un grande valore ecologico perché è un ambiente “facile”
e conseguentemente ricchissimo di vita (la presenza d’acqua con pochi
sbalzi di temperatura è una condizione particolarmente favorevole alle
forme di vita più delicate che costituiscono la base della catena alimentare)